| ...Fino al XIII
secolo si hanno scarse notizie della città la quale, sotto
i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo
era feudo principale dei Conti d'Apruzio.
In occasione delle lotte tra gli Svevi ed il Papato Atri, per prima
tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa.
Per la fedeltà e disponibilità della città
al servizio della Chiesa, nel 1251 papa Innocenzo IV accordò
ad Atri il diploma di istituzione della Diocesi e di autonomia comunale,
con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale
romano.
Al libero Comune fu riconosciuto il diritto di emanare statuti e
di confermare quelli anteriori, oltre al riconoscimento della facoltà
di avere un porto; i cittadini non potevano essere giudicati al
di fuori del Comune, godevano di libertà e di immunità
personali ed erano affrancati da doveri feudali. L'anno successivo
la Diocesi di Atri fu unita "ad invicem" a quella di Penne.
L'atriano Francesco Ronci fu tra i seguaci più
ardenti di Pietro da Morrone, eletto al Soglio Pontificio nel 1284
con il nome di Celestino V, divenendo per questo primo abate generale
dell'ordine dei Celestini.
Intanto nel 1305 fu completata la costruzione della maestosa Cattedrale.
Nel 1352 il Parlamento Municipale, ad imitazione di Firenze, città
guelfa per eccellenza, proclamò protettrice della città
S. Reparata. Nuovi statuti ispirati agli ordinamenti fiorentini
furono approvati nel pubblico generale parlamento del 1362.
La città di Atri, nel 1395, fu venduta per 35.000 ducati
al Conte di S. Flaviano Antonio Acquaviva, con il quale iniziò
il ducato di questa famiglia che si distinse in Italia nel periodo
del Rinascimento e che durerà fino al 1760, anno in cui la
città tornò sotto il dominio diretto del Regno di
Napoli.
La famiglia Acquaviva, imparentata con gli Aragonesi, ebbe diciannove
duchi.
Andrea Matteo Acquaviva nel 1521 cinse d'assedio
Teramo che aveva acquistato dal demanio, ma essa gli resistette;
la questione fu risolta nel 1530 da Carlo V che restituì
a Teramo la libertà.
Un altro celebre Acquaviva fu il Cardinale Giulio il quale ebbe
come "camarero" Michele Cervantes, l'autore del Don Chisciotte.
La Compagnia di Gesù ebbe un rilancio mondiale a seguito
dell'opera di Claudio Acquaviva (1543-1615) il quale ricoprì
la carica di Generale dei Gesuiti per ben trentacinque anni dal
1576 alla morte. Suo nipote Rodolfo, anch'egli Gesuita, figlio del
Duca Gian Gerolamo I e fratello del Cardinale Giulio e di Ottavio
Acquaviva distintosi nella battaglia di Lepanto al seguito delle
armate veneziane, morì martire nel 1583 in India.
Appartenne a questa illustre famiglia anche il Cardinale
Troiano, cui Giambattista Vico dedicò La Scienza nuova nell'edizione
del 1744.
Gli Acquaviva si estinsero con la morte nel 1757 della duchessa
Isabella; Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di
Napoli, seguendone le sorti fino al momento in cui entrò
a fare parte del Regno d'Italia.
Nell''800 Atri diede i natali ad illustri personaggi, tra i quali
spicca il matematico e filosofo Ariodante Mambelli, ardente mazziniano
e maestro dell'atriano Pietro Baiocchi, unico abruzzese che partecipò
all'impresa dei Mille, caduto eroicamente a Palermo nel 1860.
Degni di essere ricordati sono anche Gabriello Cherubini e suo nipote
Rodolfo, il primo storico ed il secondo filologo, l'umanista Stefano
Ferrante e Aurelio Grue, quest'ultimo insignito della medaglia d'oro
al valor militare per essere eroicamente caduto ad Adua nel 1896.
La conoscenza che attualmente si ha della storia
di Atri si deve principalmente all'opera di Luigi Sorricchio (1865-1916),
autore di una ponderosa storia di Atri (Hatria-Atri), ricca di notizie
tratte dai documenti della sua biblioteca privata, in gran parte
raccolti dall'antenato Nicola, e dal distrutto Archivio Storico
di Napoli.
Per quanto riguarda la prima metà del nostro secolo si deve
segnalare la figura del Canonico Luigi Illuminati, professore di
letteratura latina all'Università di Messina ed insigne poeta
in lingua latina.
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